Oggi la prof Maria Grazia Bisconti ha ricevuto il premio Unicef per il concorso del trentennale della ratifica della convenzione. 

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Lettera a una professoressa

(Ascoltando Aissatou)

Carissima professoressa… ci conosciamo ormai da qualche mese e sento il bisogno di scriverle questa lettera, per dirle che aspetto con gioia quell’ora da trascorrere insieme, il mercoledì. Ogni volta porto a casa una storia speciale, un’idea, un pezzettino nuovo di me stessa…

Vorrei provare a farle capire il bene che mi fa, è bello essere ascoltati, una sensazione nuova per me. Lei mi ascolta, raccoglie le mie idee ed è importante perché sento di “essermi fatta sentire”.

Io che vivo in un mondo tutto mio e non apro mai la porta per fare entrare qualcuno, perché mi sento minacciata, ho pensato che, per proteggere quella sensibilità è meglio chiudere la porta e non fare entrare nessuno.

Ma, essendo umana, non si può avere sempre il controllo delle proprie azioni, siamo fatti di emozioni, così ci sono alcuni che, per quanto quella porta sia dura, riescono a sbloccarla e a farne uscire il prigioniero pieno di paura, forse perché sono più forti di altri.

Ho pensato che, chiudersi in sé, è l’idea migliore per non soffrire o per non sbagliare.

Il punto è che, con lei mi sento bene, rispettata e ascoltata, so di contare qualcosa. Questo mi rende felice, lei prende sul serio tutto ciò che dico, considera intelligenti i miei pensieri e importanti i miei sogni.

Quando non siamo ascoltati ci sentiamo invisibili, trasparenti, ma soprattutto incapaci… Tenendosi tutto dentro le parole si accumulano e alla fine diventano dolore, vergogna, solitudine… Io mi sento così: poco considerata, meno importante degli altri, una che non vale niente.

Non è stato facile lasciare la Guinea… Mio padre ha deciso di portarmi in Italia per farmi studiare e conoscere una realtà completamente diversa, ma a me manca moltissimo la mia vita passata, gli amici, i nonni… E’ cambiato tutto, qualche volta penso che sarebbe stato meglio non prendere mai quell’aereo.

Quando ci stavamo salutando, alla partenza, il nonno mi disse che dovevo essere decisa, non aver paura e accettare le mie responsabilità, essere la padrona del mio destino… Quelle parole mi ritornano in mente nei momenti di difficoltà.

Nella mia testa, però, continuano a formarsi domande alle quali non riesco a dare una risposta.

Grazie professoressa per avermi ascoltata, fino a questo punto.

Ecco perché le sono grata! Grata e felice del fatto che lei riesca a capirmi e con delicatezza e rispetto mi incoraggia ad andare sempre avanti, credendo in ME e nella mia storia.

Mi ricorderò sempre di lei.

Aissatou

 

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